Tennis, l’ultimatum dei giganti fa tremare il circuito: insorgono Sinner e Alcaraz

Guerra aperta nel tennis, i top player sfidano gli Slam sulla spartizione dei premi: ecco perché il montepremi di Parigi ha scatenato la protesta.

Dietro lo spettacolo delle rivalità e delle arene gremite, il tennis mondiale sta vivendo una secessione silenziosa ma violentissima. Il nome in codice è Project RedEye, un gruppo di pressione che riunisce venti tra i tennisti più influenti al mondo, tra cui Jannik Sinner, Carlos Alcaraz, Novak Djokovic, Iga Swiatek e Aryna Sabalenka.

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Tennis, l’ultimatum dei giganti fa tremare il circuito: insorgono Sinner e Alcaraz (AnsaFoto) – Bettingnews.it

L’obiettivo è unico e condiviso: abbattere il monopolio decisionale degli Slam sulla ripartizione dei guadagni. La scintilla che ha fatto esplodere il malcontento dei big è l’annuncio relativo ai montepremi per il Roland Garros 2026. Nonostante l’aumento dichiarato del 9,5% (per un totale di 61,7 milioni di euro), i grandi del circuito hanno bollato l’iniziativa come un’operazione di facciata.

Il problema è puramente matematico: mentre i ricavi del torneo parigino crescono a un ritmo del 14% annuo, la quota destinata agli atleti è in realtà in calo proporzionale, fermandosi a un misero 14,3%. Un abisso inaccettabile, a sentir loro, se confrontato con il 22% che i circuiti Atp e Wta riconoscono regolarmente ai propri tennisti.

Rivolta sia: si mette male per Parigi

I giocatori contestano, altresì, la totale mancanza di confronto preventivo con i protagonisti del circuito: Parigi, è di questo che si lamentano, avrebbe annunciato le cifre senza consultare i rappresentanti dei tennisti. Sul tavolo delle trattative, i campioni hanno posto tre condizioni non negoziabili, la prima delle quali è la quota minima al 22%, ossia un allineamento immediato dei ricavi Slam.

Sinner Alcaraz
Rivolta sia: si mette male per Parigi (AnsaFoto) – Bettingnews.it

Invocano poi un sistema di welfare che contempli contributi certi per pensioni, assicurazioni contro gli infortuni e congedi di maternità; infine, chiedono una governance condivisa che si sostanzi nella creazione di canali di confronto strutturati e permanenti.

Il messaggio inviato dai top player del circuito, insomma, dovrebbe essere sufficientemente chiaro: i tempi in cui gli atleti erano semplici comparse di un business miliardario sono finiti.