Filippo Volandri racconta alcuni degli aneddoti più curiosi di sempre sul numero 1 del mondo: la verità che non conosci su Jannik Sinner.
C’è un confine invisibile che separa un grande giocatore da una macchina da guerra. Peccato solo che quel confine, da quando esiste Jannik Sinner, è venuto meno. Il numero 1 del mondo lo ha oltrepassato senza troppa fatica e oggi, come noto, è uno dei più grandi campioni che la storia del tennis ricordi.

In un modo o nell’altro, si parla di lui ogni giorrno. E lo ha fatto, nelle scorse ore, anche Filippo Volandri, che, in un’intervista fiume alla Gazzetta dello Sport, ha gettato una luce inquietante e affascinante sul fenomeno altoatesino. Il capitano azzurro ha parlato di un limite temporale invalicabile: 3 nanosecondi. Non uno di più. Sarebbe questo, dice, il tempo massimo che Jannik concede a chi gli sta intorno per fornire la risposta giusta alle sue domande ossessive sul tennis, sul passato e sulla tecnica.
Se esiti, se non sei preparato, se la tua risposta non è immediata, Sinner perde interesse. Una pressione che costringe lo staff a studiare quanto, se non più, del campione stesso. Il capitano della Nazionale azzurra in Coppa Davis ha poi parlato del “terrore” agonistico che incute Jannik e che, a quanto pare, non risparmia nessuno, nemmeno i compagni di squadra.
Sinner, il “cannibale” che non sa perdere
L’aneddoto più emblematico raccontato da Volandri riguarda però la natura più profonda della competitività di Jannik. Sinner, a sentir lui, è uno che la mette anche se si gioca a chi tira il sasso più lontano.

Non importa quanto sia banale la competizione: lui deve vincere. E questo, inevitabilmente, spinge chiunque sia dall’altra parte a voler tirare quel sasso ancora più in là. Stimola il prossimo a dare il massimo e questo non può che essere un bene per i suoi rivali, come ben sa Carlos Alcaraz.
Ed è questa la vera spinta per il tennis italiano: avere un numero 1 che non si limita a essere il migliore, ma che obbliga tutti gli altri a diventarlo per pura necessità di sopravvivenza agonistica. La sua gestione della quotidianità è diventata un esempio che i suoi compagni possono “toccare” con mano. Forse non tutti arriveranno in cima al ranking, ma grazie a Sinner, nessuno oserà più lanciare quel sasso senza metterci tutto se stesso.



