Il segreto di Sinner fa tremare il circuito: è scontro tra mondi

Sinner, il verdetto di Mouratoglou sulla mentalità “robotica” di Jannik gela il mondo del tennis: le inaspettate dichiarazioni del coach.

Il verdetto di Montecarlo è arrivato come un terremoto, scuotendo le fondamenta del tennis mondiale e rimescolando le carte dopo qualche mese e tanti interrogativi. Jannik Sinner è tornato sul trono: grazie a un’affermazione totale e brutale nel Principato, culminata in una finale strepitosa, ha ripreso in mano le redini della classifica Atp.

Sinner
Il segreto di Sinner fa tremare il circuito: è scontro tra mondi (AnsaFoto) – Bettingnews.it

A farne le spese, come noto, è stato il suo principale antagonista, Carlos Alcaraz, costretto alla resa nell’atto conclusivo di un torneo che ha visto l’azzurro riscrivere le gerarchie della terra rossa. Per Jannik, quella ricevuta in dono a Montecarlo non è solo una coppa in bacheca: si tratta, bensì, del simbolo del quarto titolo 1000 consecutivo, un’impresa riuscita prima d’ora solo a un mostro sacro come Novak Djokovic.

Ma dietro questo sorpasso ufficiale si nasconde un segreto che solo i grandi esperti sanno leggere. Patrick Mouratoglou, il celebre coach francese, ha deciso di alzare il velo sulla psiche del campione azzurro con delle dichiarazioni che faranno tremare, ne siamo certi, la concorrenza.

Sinner programmato per distruggere

Secondo il tecnico, paragonare Sinner a Djokovic è riduttivo. La verità è molto più inquietante per gli avversari: Jannik possiede la stessa mentalità feroce di Rafael Nadal. Quella capacità, quasi soprannaturale se vogliamo, di giocare ogni singolo colpo, dal primo giorno dell’anno all’ultimo, con una concentrazione e un’intensità del 100%.

Mouratoglou
Sinner programmato per distruggere (AnsaFoto) – Bettingnews.it

Un impegno totale che spiegherebbe, in effetti, il record pazzesco di 37 set vinti consecutivamente nei Masters 1000. Mouratoglou ha poi tracciato una linea netta tra Sinner e Alcaraz, evidenziando le differenze tra i due. Mentre lo spagnolo ha bisogno di divertirsi per brillare, dice, Jannik è entrato in una dimensione diversa, quasi “robotica”.

Che non significa che non si diverta a sua volta, ma che ciò che sta facendo, per dirla con le parole del coach, è “completamente folle”, perché “solo una macchina può fare una cosa del genere”. Il messaggio per il circuito, insomma, è chiaro: il robot è al comando e non ha intenzione di fermarsi.