Matteo Berrettini si racconta alla Caja Magica di Madrid: la forza dei ritorni e la nuova missione che coinvolge i giovani talenti azzurri.
Trent’anni appena compiuti, la Caja Magica di Madrid come cornice e una maturità che profuma di chi ha vissuto tre carriere in una. Matteo Berrettini non è più solo il giocatore delle finali Slam e dei servizi che viaggiano a 220 km/h: oggi è un uomo che ha imparato a “leggere” il tempo, quello degli altri e soprattutto il proprio.

In un’intervista rilasciata a Sky Sport alla vigilia del Masters 1000 spagnolo, il romano si è messo a nudo in un modo nuovo, complice l’esperienza accumulata nel circuito. Il passaggio più significativo riguarda proprio il valore del dolore e dell’assenza, con un chiaro riferimento a quegli stop che sembravano maledizioni e che invece sono diventati maestri silenziosi.
“Tutti i miei ritorni… probabilmente avremmo voluto che non ci fossero” – ha ammesso con una sincerità disarmante – Mi hanno dimostrato tante volte quanto riesco a trovare l’energia e la voglia di tornare, nonostante le difficoltà, gli infortuni, i dubbi”.
Berrettini, l’intervista della maturità
È la consapevolezza di chi ha capito che non tutti i mali vengono per nuocere: senza quelle cadute, oggi non avremmo un atleta capace di dire, con orgoglio, “credo che questa sia la cosa che mi fa dire che sono tosto. Alla fine, nonostante i momenti duri, quelli in cui vai un po’ giù… non mollo. E sono sempre qua”.

Questa “nuova” saggezza Matteo cerca di trasmetterla ai ragazzi che oggi occupano le posizioni che lui scalava anni fa, come Flavio Cobolli. Il suo non è un approccio da mentore distaccato, ma da compagno di viaggio che si rivede nelle loro paure. “Mi piace pensare che magari una mano a questi ragazzi gliela si può dare. Poi decideranno loro come prendere quello che dico, ma non sono neanche consigli: sono cose che mi vengono dal cuore”.
In un tennis che corre sempre più veloce, il suo invito è quello di fermarsi a costruire: “Mi rivedo in quei momenti. E so che quando quei pensieri sono andati via, ho capito come affrontarli. Da lì è arrivato uno step importante”. Uno step che lo ha portato a tanto così dal tetto del mondo e che oggi gli permette di guardare al futuro con la calma di chi sa che, nonostante tutto, il suo posto è ancora lì, sotto i riflettori.



