Sinner, scelta definitiva: la testa prima del cuore

Jannik Sinner si mette a nudo con delle confessioni inaspettate: il clamoroso retroscena sulla sua mentalità e la paura degli infortuni.

Per chi nasce tra le montagne, il destino sembra già scritto. Ma per Jannik Sinner, numero 2 del tennis mondiale, la strada verso la gloria sportiva è passata per un addio silenzioso a ciò che gli scorreva nelle vene fin da piccolo.

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Sinner, scelta definitiva: la testa prima del cuore (AnsaFoto) – Bettingnews.it

Nell’intervista che il fenomeno altoatesino ha rilasciato a Vogue nelle scorse ore, ha spiegato con estrema maturità il motivo per cui ha smesso di lasciare lo sci, che pure adorava, in favore di uno sport completamente diverso. Che gli avrà sì spalancato le porte del successo, quello è poco ma sicuro, ma che lo ha anche costretto, in maniera inevitabile, a rinunciare ad un pezzettino di sé. A quella gioia che provava ogni volta che, aprendo la porta di casa, si trovava già in pista.

“Quando sono a casa d’inverno mi piace molto andare a sciare – ha detto nell’intervista – ma ho iniziato a essere molto, molto attento, quattro o cinque anni fa. Dovevo assicurarmi che non succedesse nulla. Prima di allora penso di non essere stato abbastanza maturo. Ho iniziato a rendermi conto che gli infortuni possono verificarsi molto rapidamente“.

Il sacrificio invisibile di Sinner

La scelta di Jannik di privarsi del piacere di una bella sciata è stata una questione, dunque, di calcolo e sopravvivenza sportiva: “Ci vado sempre meno – ha ammesso – Semplicemente perché puoi farti male e non sai mai cosa può succedere”.

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Il sacrificio invisibile di Sinner (AnsaFoto) – Bettingnews.it

La decisione di tuffarsi a capofitto nel tennis e di “tradire” quella passione nata quando era un bambino, invece, è stata dettata da altro. “Direi che lo sci ha un tipo di pressione diverso, però – ha osservato – Devi dare il massimo senza sapere esattamente dove ti trovi. Nel tennis, hai un aiuto enorme perché sai sempre il punteggio. E sai che, a volte, potresti giocare all’80% solo per passare il turno. Per quel giorno è sufficiente. Ma lo sci non è affatto così. Vai e basta, e non hai idea di cosa succederà finché non hai finito. Quindi c’è questa pressione, e per me si è trasformata soprattutto in dubbi“.

Oggi Jannik segue i suoi ex compagni di gara, come Giovanni Franzoni, e mantiene amicizie leggendarie come quella con Lindsey Vonn, ma guarda a quel mondo con il rispetto di chi sa cosa significhi rischiare tutto in un secondo. Del suo passato gli manca solo una cosa, dice: l’adrenalina. Ma tant’è. Ormai Sinner ha preferito la scurezza del punteggio sul tabellone all’incertezza di una discesa libera.

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