Sinner non tradisce: che feeling con la sua alleata

Jannik Sinner, ogni dettaglio è in grado di fare la differenza: dietro il successo dell’azzurro, si celano un segreto tecnico e una fedeltà ammirevole.

Nel tennis moderno, dove i materiali evolvono alla velocità della luce e i brand spingono per l’ultimo modello hi-tech, Jannik Sinner rappresenta un’eccezione sotto tutti i punti di vista.

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Sinner non tradisce: che feeling con la sua alleata (AnsaFoto) – Bettingnews.it

Mentre molti suoi colleghi sono soliti testare nuove soluzioni ad ogni stagione, alla ricerca di nuovi alleati, l’altoatesino rimane ancorato a una certezza granitica. La sua fedeltà alla sua storica racchetta non è solo una questione di sponsorizzazione, ma un vero e proprio patto di fiducia. Sinner utilizza la stessa da anni perché ha trovato in quel telaio, se così si può dire, il prolungamento naturale del suo braccio. E per un giocatore che fa della precisione millimetrica e del timing sulla palla le sue armi letali, cambiare anche solo la distribuzione dei pesi o la rigidità del materiale sarebbe come chiedere a un chirurgo di operare con un bisturi nuovo ogni mattina.

Che il segreto della sua continuità risieda proprio nel non voler alterare un equilibrio pressoché perfetto? Probabile. Certo è che è proprio questa resistenza al cambiamento lo ha persuaso ad utilizzare, in occasione dei recenti Australian Open, il vecchio modello. E questo sebbene, proprio in quei giorni, la sua azienda di fiducia, Head, avesse lanciato e presentato la versione 2026.

Il segreto del “martello” di Sinner: perché Jannik non cambia mai

La sua decisione ha fatto scoppiare un vero e proprio caso, al punto che la Head in persona è dovuta intervenire a mezzo social per spiegare cosa stesse accadendo e perché Sinner avesse snobbato il modello 2026.

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Il segreto del “martello” di Sinner: perché Jannik non cambia mai (AnsaFoto) – Bettingnews.it

“Jannik ha già giocato con la nuova racchetta in allenamento e in partite di esibizione – è stato scritto – ma non ha ancora avuto l’opportunità di usarla in un torneo. Come campione in carica agli Australian Open, ha deliberatamente mantenuto la sua collaudata routine di gioco per la massima costanza. Vediamo cosa riserva il futuro”.

Indipendentemente da come sia andata, poi, agli AO, questa scelta controcorrente spiega molto della mentalità del numero 2 del mondo: la ricerca dell’eccellenza non passa per la novità a tutti i costi, ma per la padronanza assoluta dei propri strumenti. E squadra che vince, si sa, non si cambia. Men che meno in uno Slam.

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