Esiste un confine che Jannik Sinner non ha ancora varcato: qual è il dettaglio che separa l’azzurro dai più grandi tennisti della storia.
Esiste un momento, nel tennis di altissimo livello, in cui la stanchezza prende inevitabilmente il sopravvento. Quelli in campo, del resto, sono atleti in carne ed ossa e non robot, sebbene alle volte siano così energici da sembrare tali. Momenti in cui la tattica svanisce e si può fare affidamento solo ed esclusivamente sull’istinto.

Ebbene, per Jannik Sinner quel momento sembra essere diventato l’ultimo grande tabù da abbattere. Nonostante sia un campione d’indiscussa caratura, l’epilogo degli Australian Open ha lasciato emergere un dettaglio criptico sulla sua capacità di gestire le maratone: un limite che non riguarda la forza, ma la conoscenza profonda dei propri confini fisici quando la sfida si trascina oltre il quarto set.
A parlarne a Tennis Talk sono stati Paolo Lorenzi e Filippo Volandri, che hanno evidenziato come al quinto set Sinner “non riesce ancora così bene da poter dire che so cosa fare perché conosco bene il mio corpo”. Dicono, sostanzialmente, che Jannik non avrebbe ancora giocato un numero di partite tale da poter gestire certe situazioni con la consapevolezza che appartiene, invece, a titani di grande esperienza quali, per esempio, Novak Djokovic.
Sinner, il tabù del quinto set
Il problema è che, nelle fasi finali di un Major, come evidenziato Volandri e Lorenzi, “molto di quello che hai preparato va via, perché la partita diventa molto più una battaglia e perdi un po’ la bussola». In quegli istanti, Sinner tenderebbe a trattenersi, non riuscendo ancora a riconoscere perfettamente “il momento in cui rallentare e quello in cui accorciare gli scambi”.

Una sorta di zona d’ombra, per intenderci, che lo separa dai veterani del circuito. Un tabù che comunque, complice l’esperienza, quanto prima abbatterà. Nonostante questo limite in termini di gestione energetica, la fiducia nel numero uno azzurro resta difatti incrollabile. Il motivo risiede nella sua capacità di evoluzione, definita superiore a quella di chiunque altro: “Jannik ha una qualità nel migliorare sui dettagli che, a parte Nole, non avevo mai visto”, è stato evidenziato a Tennis Talk.
Il tabù del quinto set, dunque, non è una condanna, ma l’ultimo ostacolo da aggirare. La sfida per il futuro è dunque più che chiara: trasformare quel momento di smarrimento in consapevolezza e fare in modo che il quinto set non faccia più paura.



