Rabbia, paura e mistero: cosa c’è davvero dietro lo sfogo di Federica Pellegrini e Matteo Giunta? Un episodio che ha acceso il dibattito sui social.
Una reazione dura. Inaspettata, se vogliamo. Una frase certamente senza filtri, che non appartiene al linguaggio patinato delle celebrità, ma tant’è. Al centro della vicenda ci sono Federica Pellegrini e Matteo Giunta, alle prese con una settimana che avrebbe dovuto essere normale e che invece, a quanto pare, si è trasformata in un piccolo “terremoto” familiare.

Tutto è nato da un inconveniente con il quale tutti i genitori, o quasi, si ritrovano prima o poi a fare i conti. La piccola Matilde, che presto sarà sorella maggiore di un altro pargolo, è alle prese con i malanni di stagione. E fin qui non ci sarebbe nulla di male, se non fosse che la primogenita della Divina e del suo ex allenatore è stata contagiata all’asilo, da compagni di classe che sono stati portati a scuola nonostante stessero poco bene.
Il fatto che la bimba si sia ammalata, dunque, come spesso accade, ha costretto la coppia a cancellare impegni e programmi. Solo che mamma Federica e papà Matteo non hanno mandato giù la cosa come se niente fosse, ecco. Anzi, hanno affidato ai social tutta la loro rabbia, scagliandosi contro i genitori che mandano i figli a scuola seppur febbricitanti.
Pellegrini-Giunta, la misura è colma
Giunta ha usato parole durissime e accusatorie: “Siete degli irresponsabili pezzi di m***a!”, ha scritto tramite Instagram Stories, senza fare troppi giri di parole.

Poco dopo, la campionessa azzurra è intervenuta a sua volta sfruttando lo stesso mezzo, scusandosi per gli impegni saltati e dichiarando di condividere il pensiero del marito. Uno sfogo, quello della coppia, che tradisce chiaramente la fragilità di una quotidianità spesso idealizzata, soprattutto quando riguarda personaggi pubblici abituati a mostrarsi sempre impeccabili.
Perché quando anche la Divina perde il controllo, il confine tra icona e persona reale si assottiglia. E il pubblico, inevitabilmente, smette di guardare solo la campionessa per osservare la madre, la donna, la coppia. Come se la rabbia fosse il sintomo di un disagio più profondo, di una sensazione di impotenza che molti genitori conoscono fin troppo bene. Indipendentemente dal numero di medaglie che si hanno nel cassetto.



