Vittoria netta di Matteo Berrettini a Kooyong, ranking ingannevole e tabellone pericoloso: a Melbourne il vero rischio è pescarlo subito.
Il fatto che Matteo Berrettini si sia regalato un inizio di stagione col botto, scendendo in campo nel Kooyong Classic e rifilando un netto 6-2 6-2 a Learner Tien, numero 27 del mondo, ha ufficialmente cambiato le carte in tavola. L’ex numero 6 del mondo ha mostrato una forma fisica impeccabile, ha sfoderato un servizio impressionante ed è sembrato più che sul pezzo. Il che, in vista dell’Australian Open, è senza ombra di dubbio una bellissima notizia.

Il sorriso che abbiamo visto sul volto di Matteo, ad ogni modo, non è solo il segno di una forma ritrovata dopo la finale di Coppa Davis dello scorso novembre. L’impressione, anzi, è che ci sia qualcosa di più sotto. Tante piccole tessere, messe insieme, lasciano presagire che dietro questo ritorno in grande spolvere ci sia una strategia mirata e che tutto sia stato studiato al millimetro perché Berrettini possa tornare on fire.
A partire dalla presenza, nel suo box, accanto ad Alessandro Bega, di Thomas Enqvist, che a questo punto, benché la notizia non sia ancora stata ufficializzata, dovrebbe essere ufficialmente parte del team del romano.
Altolà Berrettini: perché nessuno lo vuole
Un vero peccato, dunque, che Matteo arrivi agli Australian Open senza essere testa di serie. Ed è una sfortuna soprattutto per i top player, perché nessuno vorrà trovarsi davanti al primo turno un Berrettini in versione deluxe.

Chi potrebbe aver voglia, del resto, di iniziare uno Slam contro un ex finalista di Wimbledon che oggi non ha nulla da perdere, ma solo da guadagnare?
Il ranking di Berrettini racconta una storia incompleta, segnata dagli stop e dai rientri. Il campo, invece, racconta altro. Racconta un giocatore che sta meglio di quanto dica la classifica, che arriva a Melbourne con un profilo basso ma un potenziale da mina vagante. E quando succede, il tabellone diventa una roulette. Della serie: si salvi chi può…



